Il cuore di Lecce: Piazza Sant'Oronzo

Maggio Salentino - Percorsi tra Arte e Storia - Poesia e Musica - Mare e Natura
Piazza Sant'Oronzo Lecce

Il cuore dell’incantevole città di Lecce è senza dubbio Piazza Sant’Oronzo, punto principale del capoluogo di provincia salentino.

La piazza prende il nome dal Santo Patrono di Lecce che, secondo una credenza locale, aveva protetto la città da una terribile epidemia di peste, che si abbatté sul Regno di Napoli nel 1656. Per questo motivo, nel 1666, fu eretta al centro della piazza una colonna, alta 29 metri, trasferita da Brindisi (una delle due  colonne romane ivi poste al termine della via Appia). La colonna si alza su un enorme basamento parallellepipoide progettato da Giuseppe Zimbalo, termina con un ricco capitello corinzio, su cui si erge la statua del Santo,in atto di benedire la città. Nel 1737, però, la statua originale venne distrutta dai fuochi d’artificio e fu ricostruita nuovamente nel 1739.

Piazza Sant’Oronzo dal 1500 al 1800

A rendere di incredibile fascino piazza Sant’Oronzo sono, indubbiamente, le architetture che ne compongono l’assetto urbanistico, appartenenti ad epoche e stili artistici differenti. La realizzazione della piazza, infatti, è avvenuta per mezzo di più fasi, dal Medioevo fino al Novecento.

Dal XIV al XVI secolo circa, la piazza si componeva di due aree differenti: una a nord dell’anfiteatro romano (scoperto casualmente nel 1929 e scavato in due riprese.nel 1929 e nel 1933) e una a sud. Una quinta edilizia, nota come l’Isola del Governatore, caratterizzava la parte meridionale della piazza e si estendeva in forma ellittica proprio sopra la superficie dell’anfiteatro romano, ancora sotterrato. Il fulcro di questa zona era rappresentato dalla statua equestre di Carlo V (opera di Zimbalo, datata al 1678), dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e dal mercato del pesce.

Nella parte settentrionale, invece, sorgeva la “Piazza dei Mercati”, delimitata dalla presenza di botteghe ottocentesche e dalle abitazioni di una colonia di mercanti veneziani, provvista anche di un consolato. Quest’area era scandita da un porticato, in cui si affacciavano le botteghe e le residenze civili “dell’Isolato della Capande”, detto anche “Isola dei Veneziani”. Tra le due differente isole, vi era la Cappella di San Giorgio e il Sedile cinquecentesco, costruito nel 1592 e sede del Comune fino al 1851.

Il sedile, che ancora oggi potete ammirare al centro della piazza, si presenta a forma di parallelepipedo, scandito da un ampio loggiato rinascimentale nella parte superiore, con tre archi-finestre delimitati da balaustre, ed arricchito da grandi archi ogivali, ricchi fregi, stemmi araldici della città e di Filippo III di Spagna. In principio, era un grande palazzo che ospitava gli uffici del rappresentante locale del Re e di altre istituzioni locali.

A lato del Sedile, oggi vi è la Chiesa di San Marco, che sorge dove era situata la più antica cappella dedicata a san Giorgio. La Chiesa fu ricostruita nel 1543 ad opera di Gabriele Riccardi e si presenta con una struttura caratterizzata da semplici linee rinascimentali e dal portale ricco d’intagli. Esso è fiancheggiato da due colonne e da un architrave, sulla quale vi è una lunetta con scolpito il leone di San Marco, inconfondibile stemma della Serenissima. Fortemente voluta dalla comunità veneziana, la Chiesa ricorda i rapporti secolari che univano la Serenissima a Lecce.

Alla fine del XVIII secolo, la visita di Ferdinando IV di Napoli funse da pretesto per ridisegnare lo spazio pubblico. Vari interventi furono effettuati dall’Università di Lecce, il cui progetto prevedeva che il piazzale avesse un’unica forma perfettamente rettangolare, delimitata da un cordone di piastrini in pietra locale, (i “pogginali”), e che la statua di Carlo V fosse trasferita e sostituita con una statua dedicata a Ferdinando IV, quest’ultima mai realizzata. Inoltre, il progetto prevedeva l’abbattimento di immobili ormai fatiscenti che appesantivano l’estetica della città. Proprio agli inizi dell’800, durante alcuni lavori nei pressi dell’Isola del Governatore, furono scoperti alcune arcate ed un corridoio, che all’epoca vennero, erroneamente, attribuite all’antica via Malenniana.

Si fecero, pertanto, più interventi indirizzati al recuperodelle vecchie rovine, interventi che divennero più costanti soprattutto sotto la spinta di Sigismondo Castromediano. Il Duca di Cavallino, infatti, ottenne dal Consiglio Provinciale di Terra d’Otranto, nel 1868, la formazione di una “Commissione conservatrice dei monumenti storici e di belle arti” e affidò a Cosimo De Giorgi la direzioni degli scavi archeologici.

L’Anfiteatro romano, ancora oggi prestigiosa attrazione della piazza, risale presumibilmente tra il I e il II secolo d.C. e fu portato in gran parte alla luce nei primi anni del ‘900, sia quando venne demolita l’intera “Isola del Governatore”, sia in seguito all’avvio della costruzione del Palazzo della Banca D’Italia. Nonostante i perpetui piani demolitori, accompagnati nel corso degli anni da entusiasmi e insieme da grandissime polemiche, una gran parte dell’ellissi dell’anfiteatro resta tuttora sepolta, come conseguenza dell’interruzione degli scavi, voluta per non arrecare danni ad altri importanti monumenti.

Nell’area non interessata agli scavi, ossia quella a nord rispetto all’anfiteatro, vennero rimosse le architetture mercantili e sostituite da palazzi privi di rilevanti connotazioni architettoniche. Inoltre, la piazza fu predisposta per essere capolinea di una linea del tram, che collegava Lecce alla marina di San Cataldo, inaugurata nel 1889 e soppressa nel 1933.

L’assetto della piazza dal Fascismo in poi

Il Fascismo operò in tutta Italia per esaltare le tesi ideologiche e politiche di Benito Mussolini, anche attraverso realizzazioni architettoniche che incarnassero i valori della “romanitas”. L’anfiteatro romano, simbolo di Roma e del potere imperiale tanto caro alla forma mentis fascista, venne posto al centro del primo Piano Regolatore che riguardava la città di Lecce. Il Piano, incrementato successivamente da altri due Piani Particolareggiati, prevedeva nuovi scavi per portare alla luce l’anfiteatro e la formazione di un’ampia piazza a nord di esso.

Il nuovo e massiccio scoprimento dell’anfiteatro, ancora una volta, risparmiò il Sedile e la Cappella di San Marco, unici elementi rimasti dello stile veneziano. Furono apportate notevoli modifiche, tra le quali va annoveratala rotazione di 180° della colonna volitiva, attuata per rivolgere la statua di Sant’Oronzo verso il nuovo spazio, ottenuto mediante l’arretramento del lato settentrionale della piazza e la conseguente demolizione dei palazzi.

Il nuovo aspetto della piazza, ancora oggi visibile, prevede, quindi, uno spazio grande a nord del Sedile, con richiami mercantili presenti solo nel Palazzo INA (nel cui complesso, vi è la torre dell’orologio che ne richiama la vecchia torre) e il Palazzo della Borsa che, attraverso le gallerie porticate, ricordano le vecchie capande.

Le violente trasformazioni urbanistiche di piazza S. Oronzo hanno implicato, purtroppo, la perdita di quei connotati di unicità, caratterizzanti il tessuto storico circostante, e anche la perdita di una vasta area di necropoli relativa all’abitato messapico.

Gli ultimi interventi risalgono al 1950/60, in seguito alla caduta del fascismo, quando furono avviate operazioni di rettifica dell’angolo tra via dei Templari e via Trinchese (zona nota anche come “Arco dei Milanesi“),e si realizzarono i palazzi della Banca Commerciale Italiana e quello dell’UPIM (su via dei Templari). Tali architetture si discostano tantissimo dalle strutture antecedenti, poiché sono espressione di un gusto che si diffuse negli anni vicini al “boom economico”.

Oggi Piazza Sant’Oronzo è vivacizzata dalla presenza di graziosi locali che offrono ai clienti gustosi aperitivi, pasti, drink, snack salati e dolci tipici del Salento. La piazza si anima e si colora ogni sera di un’atmosfera magica, che diventa particolarmente viva nei periodi di festa, durante le vacanze estive e nel corso di ogni weekend. Spesso è sede di eventi legati al mondo dello spettacolo quanto a quello della cultura, o di manifestazioni di natura politica o sociale. Piazza Sant’Oronzo sarà scenario anche di eventi proposti nel calendario del Maggio Salentino, che potete consultare nell’apposita sezione sul portale web.