Il museo Sigismondo Castromediano: frammenti del passato nel Salento

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Castello Ducale Castromediano (Cavallino, LE)

Una parte sostanziale del patrimonio artistico e storico del Salento è conservata nel Museo ProvincialeSigismondo Castromediano”, a Lecce, in un’antica struttura, l’ex Collegio Argento che, intorno al 1888, era di proprietà dei padri gesuiti.

Fu Sigismondo Castromediano, archeologo e letterato italiano vissuto nell’800, ad arricchire il museo di reperti storici quando, nel 1868, la Provincia di Terra D’Otranto lo nominò capo di una Commissione che aveva il compito di scoprire resti antichi all’interno di tutta la provincia salentina. Da quell’anno l’ex collegio diventò vetrina di frammenti del passato, appartenenti al periodo messapico, così rilevante per la storia del Salento, ma anche all’epoca romana e medievale e, prima ancora, a quella preistorica e protostorica.

All’interno del Museo Provinciale, organizzato in cinque sezioni distinte, potete effettuare un vero e proprio viaggio nella storia, nella cultura e nell’arte salentina, trovandovi a contatto con oggetti che testimoniano l’ingegno, l’abilità e lo stile di vita delle antiche civiltà.  A raccontare la Terra D’Otranto nelle diverse epoche, conferendole ulteriore fascino, non sono solo materiali emersi dagli scavi, come ad esempio ceramiche, monete, bronzi e avori, ma anche vetri, mobili, dipinti, statue e opere di artigianato acquistate o ottenute per donazione.

La prima tappa di questo excursus nel passato è rappresentata dalla grande sezione topografica, composta dalle mappe antiche del Salento e dalla ricostruzione, mediante plastici, di tutti i luoghi di rilevanza storico-artistica, come, ad esempio, il plastico che riproduce la Grotta dei Cervi, che si trova a Porto Badisco e che è ancora oggetto di studio per la presenza di importanti pittogrammi.

Di particolare fascino, inoltre, sono gli strumenti da lavoro in pietra, realizzate con diverse tecniche di scheggiatura e rinvenute nelle cavità carsiche, come le bellissime statuette della Venere di Parabita, realizzate in osso e scoperte nell’omonima grotta a Parabita; come la serie di pietre e ciottoli decorati da incisioni lineari, appartenenti all’era del Paleolitico e Neolitico; oppure ancora come i calchi di resti di tombe.

Si prosegue con l’Antiquarium, aerea che raccoglie collezioni più antiche raggruppate per grandi temi: casa, guerra, musica, sfera religiosa e funeraria. Le tante teche offrono la visione, ad esempio, di vasi attici a figure nere o rosse, in stile lucano e apulo, datate dal VI secolo al V secolo a.C. Inoltre, molto interessante è la grandissima produzione di crateri in ceramica con i tratti distintivi dell’arte messapica.

Non mancano nel museo frammenti scultorei, provenienti dagli scavi operati nel perimetro di importanti palazzi di Lecce, come, ad esempio, la formella di Caino e Abele, rinvenuta in piazza Duomo, oppure sculture, bronzi e oggetti del periodo barocco, come l’orologio solare dittico realizzato in avorio.

Al piano superiore è situata una Pinacoteca che espone dipinti che portano la firma di artisti locali, vissuti tra 800 e 900, e che documentano le influenze bizantine e veneziane (tra le altre, sono custodite opere di Bartolomeo Vivarini, Paolo Finoglio e Antonio Verrio).

Infine, potete visitare anche un padiglione dedicato a Tito Schipa, grande tenore leccese.