Il Salento si fa poesia: l’arte di Vittorio Bodini

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Vittorio Bodini, poeta salentino

Il Salento è una delle più belle terre del Meridione d’Italia, che negli ultimi anni ha acquisito un riscontro notevolmente positivo come meta turistica. Eppure, resta ancora troppo spesso ai margini il grande contributo che quest’area ha dato alla cultura italiana, non solo per la sua imponente storia antica, ma anche per le importanti personalità che hanno caratterizzato il XIX secolo.

Un nome importante per la letteratura è quello di Vittorio Bodini, poeta, narratore e traduttore dotato di grande sensibilità rivolta alla sua Terra, alla sua gente, agli aspetti della vita. Una sensibilità che trapela nelle sue poesie, attraverso le quali esprime in maniera accorata la sua concezione del Sud in generale, il suo sentimento in bilico tra amore e odio. Non di rado, infatti, attraverso la sua arte, Bodini si pone in maniera critica, denunciando la situazione precaria del Sud-Italia e della sua gente.

Nato a Bari nel 1914 da genitori leccesi, Bodini trascorre l’infanzia a Lecce, fin quando non si trasferisce a Firenze per conseguire la laurea in Filosofia: esperienza che gli permette di incontrare penne importanti come quelle di Montale, Parronchi, Bigongiari.

Tornato a Lecce per curare Vedetta Mediterranea, periodico fondato da Ernesto Alvino, inizia a pubblicare le prime poesie.

Tra il 1946 e il 1950, si trasferisce in Spagna per motivi di lavoro (traduce il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes e opere teatrali di Garcia Lorca), per poi tornare in Puglia, a Bari, come docente di Letteratura Spagnola all’Università.

Il periodo spagnolo risulta essere molto importante per la sua poetica: Bodini scava nella cultura andalusa, studiandone tradizioni e costumi e restandone incredibilmente affascinato, soprattutto per l’affinità con il suo Salento. In maniera particolare, il poeta, paragonando le località spagnole con quelle salentine, notò come la povertà e le difficoltà di entrambe le zone contrastano con l’arte barocca, sfoggiata sia in Spagna sia a Lecce. Il barocco diventa agli occhi di Bodini il rimedio a disposizione dell’uomo per sfuggire alla desolante realtà.

Infatti, nelle sue poesia egli esprime il grido di dolore di tutto il Mediterraneo, di cui Lecce diventa l’emblema, il cui enorme potenziale non viene per nulla sfruttato, a svantaggio di una terra che risulta così ricca di contraddizioni e limitata.

La luna dei Borboni (1952), Dopo la luna (1956), Metamor (1967) e Poesie (1972, postuma) sono alcune delle sue più importanti raccolte, tutte intrise delle sue riflessioni basate sulla dicotomia avversione/attrazione. Tale contrasto di stati d’animo ha tanto caratterizzato il rapporto con la sua Lecce, come si evince da questi suoi struggenti versi: “Qui non vorrei morire dove vivere / mi tocca, mio paese, / così sgradito da doverti amare; / lento piano dove la luce pare / di carne cruda / e il nespolo va e viene fra noi e l’inverno. […]”. Versi ancora carichi di amore e emozione.

 

Fonte immagine: VittorioBodini.it