La pizzica: tutte le sfaccettature della danza popolare salentina

Maggio Salentino - Percorsi tra Arte e Storia - Poesia e Musica - Mare e Natura

Il Salento negli ultimi anni si è imposto tra le mete turistiche più ambite dagli italiani, grazie alla bellezza del suo paesaggio, alle sue spiagge bianche, alle sue distese di mare azzurro e cristallino, alla sua vegetazione tipica e incontaminata. Anche le antiche tradizioni, l’arte e la cultura hanno contribuito a costruire la fama che accompagna il tacco di Italia.

Tra queste, un posto rilevante occupa la pizzica, danza popolare che ha avuto un notevole exploit negli ultimi 10 anni e che ogni anno attrae innumerevoli turisti nella terra salentina. La notte della taranta a Melpignano, punta d’iceberg di un festival itinerante che anima l’estate salentina, è diventato ormai un evento musicale di grande fama, atteso e seguito persino all’estero.

Nonostante oggi sia principalmente una danza posta al centro dell’attenzione mediatica e sia diventata un fenomeno di massa, la “pizzica-pizzica” è un genere di danza e musica che emerge direttamente dalle viscere della cultura salentina e che si compone di 3 importanti ramificazioni.

La pizzica de core

È la tipica danza di coppia che, rispetto alle altre due, si è particolarmente imposta tra le preferenze delle nuove generazioni, tanto da essere quella maggiormente praticata nelle feste di paese e nelle sagre. Al ritmo del tamburello e con l’accompagnamento musicale del violino e a volte della chitarra, il ballo è caratterizzato da movimenti circolari e rotatori, incentrati sul corteggiamento dell’uomo che danza intorno alla donna, avvicinandosi e allontanandosi da essa. Immancabile accessorio di questa danza è il “fazzoletto”, una sorta di foulard che faceva parte dell’abbigliamento della donna in antichità e che durante il ballo veniva sventolato per invitare un partner a danzare.

La pizzica o danza dei coltelli

La danza dei coltelli o danza delle spade vedeva protagonisti spesso 2 uomini che rappresentavano, attraverso le posture del corpo e i passi di danza, una sfida per affermare la supremazia dell’uno o dell’altro. Il duello di scherma era simulato con il movimento delle mani, spesso il dito indice e medio venivano freneticamente mossi per simulare il movimento di spade, coltelli o altro genere di lame puntate contro l’avversario, accompagnati da passi che ricordano le parate, gli affondi, i passetti e le finte della scherma classica.

A prendere parte a questo duello scandito dall’immancabile tamburello, picchettato in modo celere e concitato, erano non solo uomini che si contendevano le attenzioni della stessa donna, ma anche uomini che lottavano per conquistare la stima di un uomo anziano (padre o suocero) oppure per conquistare metaforicamente un ruolo di spicco all’interno di un gruppo familiare o di lavoro, o ancora per questioni d’onore. A questo proposito, la partecipazione dei giovani non era così frequente e spesso era preceduta dall’invito del “compare” che, così facendo, avviava l’iniziazione del ragazzo al mondo adulto.

La pizzica-tarantata

La pizzica-tarantata o taranta pone le sue radici nel mito pagano e nelle usanze religiose. Un culto talmente tanto affascinante e complesso da aver portato l’illustre etnologo Ernesto De Martino a compiere uno studio accurato sul fenomeno del tarantismo (svelato e sviscerato ne "La Terra del Rimorso", scritto nel 1959, che ancora oggi è un testo antropologico preziosissimo).

La pizzica-tarantata veniva eseguita quasi unicamente da donne (solitamente giovani e nubili), che secondo la leggenda venivano morse da un ragno (la tarantola) che non solo causava dolore fisico alle malcapitate ma, non appena il veleno dell’aracnide entrava in circolo nel corpo, era causa di crisi isteriche e squilibri mentali. La credenza popolare voleva che attraverso il ballo convulso e frenetico, la ragazza riuscisse a contrastare il patimento generato dalla malattia. Spesso, un piccolo gruppo di musicisti si disponeva in cerchio e suonava incessantemente per ore, dando vita a questa forma di esorcismo mediante musiche estremamente ritmate intervallate da melodie malinconiche. La completa guarigione, però, era possibile solo attraverso l’intervento divino. Per questo motivo, le persone affette da quella che in realtà era una patologia psichiatrica erano portate ogni 29 giugno nella Chiesa di San Paolo a Galatina, sperando in una grazia del Santo, ritenuto il protettore dei pizzicati” e per questo ricordato in alcune celeberrime canzoni, ancora oggi ballate durante le feste di pizzica.