L'arte della Creta nel Salento: scopriamo una delle tradizioni artigianali salentine

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L’arte della creta fa parte del tessuto tradizionale del Salento, come si evince dai tantissimi negozi e dalle botteghe che sono situate nei comuni della provincia di Lecce. Un tempo quest’arte artigiana era praticata in tantissimi paesi, ma oggi continua nei posti che sono avvantaggiati dalla presenza di un sottosuolo ricco di argilla. In maniera particolare a Lucugnano, Ruffano, Cutrofiano ed a San Pietro in Lama, quattro centri rispettivamente del basso, centro e alto Salento, la lavorazione della terracotta ha avuto da sempre uno sviluppo consistente, tanto da essere radicata nella cultura degli abitanti del luogo. Proprio a San Pietro In Lama, infatti, ci saranno delle dimostrazioni pratiche di questa affascinante lavorazione, previste da un evento del calendario del maggio salentino.

Come quasi tutte le tradizioni artigianali tipiche della Terra D’Otranto, anche questa produzione si è tramandata di generazione in generazione, attraverso il consolidamento di tecniche manuali, migliorate in seguito all’avvento e allo sviluppo della tecnologia.

L’argilla è l’elemento alla base di gres, porcellana, maiolica e terracotta che, a seconda della composizione chimica e del territorio d'estrazione, assume caratteristiche diverse. Le sue origini sono connesse all’epoca del neolitico e dall’isola di Creta, dove pare sia nata (dall’isola di Minosse deriva, per questo motivo, il termine “creta”, che è sinonimo di argilla), si è diffusa in altre zone grazie all’emigrazione e all’incontro di popoli provenienti dalla Grecia, come, ad esempio, i Micenei.

Furono i Messapi a sviluppare maggiormente le tecniche di lavorazioni e ad affermarsi come importanti e proficui produttori di manufatti in terracotta e maiolica. Questa popolazione fu incredibilmente importante per la storia del Salento: tracce dei loro insediamenti sono visibili ancora in molteplici cittadine e paesini della provincia di Lecce, oltre che essere ormai assorbite nella cultura locale.

Alcune importanti creazione in terracotta dei Messapi sono ancora conservate e visibili nel prestigioso Museo Sigismondo Castromediano.

La lavorazione della terracotta nel Salento

Come suggerisce il nome stesso, la terracotta altro non è che argilla cotta ad elevate temperature (circa 1000 gradi centigradi) e poi lavorata secondo due tecniche diverse. La tecnica a colombina è molto antica e prevedeva che la pasta venisse stesa, fino ad ottenere una sorta di lungo filo di creta. Successivamente i fili di creta venivano sovrapposti per poi ottenere piccoli e grandi manufatti non perfettamente tondi. Con l'avvento del tornio questa tecnica è scomparsa, ed è praticata solo in poche botteghe artigiane. La tecnica al tornio prevede che l’argilla semisolida venga collocata su un tornio (struttura cilindrica che funziona elettricamente oppure, nella versione antica, a pedale) e lavorata per ottenere figure geometriche esatte, solitamente tonde o ovali. Oggi, nella grande produzione, si usa anche la lavorazione a stampo oppure a pressa, che consente di realizzare un gran numero di prodotti in poco tempo, attraverso l’ausilio di macchine industriali.

In origine, nel Salento venivano realizzati in terracotta una serie di utensili utili in cucina, soprattutto per conservare o trasportare i cibi. Ne costituiscono 2 importanti esempi le capase, famosi contenitori di olive, fichi o vino, e le pignate, una sorta di pentole che si usavano prevalentemente per cucinare legumi, ma anche altri alimenti, come ortaggi e pesce.

Certamente, una delle specialità dell’artigianato del Salento legate alla creta è la produzione di “ocaolino”, ossia della creta bianca, che è chiamata così non solo per via del colore ma anche per la sua estrema leggerezza, tanto da essere usata per la realizzazione di prodotti veri.

In terracotta, infatti, gli attuali “cutumari” (termine dialettale con cui sono definiti gli artigiani della terracotta), producono non solo le classiche teglie (taieddre) o le classiche “sponsa frise” (contenitori in cui si mettono a bagno le classiche friselline, per ammorbidirle prima di condirle), ma anche tantissimi souvenir e oggetti vivaci, che catturano l’attenzione di grandi e piccini come i fischetti, dalle forme e dai colori variegati.

Li cutimari svolgono la loro attività con le mani, a seconda della fase di lavorazione, devono impastare, modellare, ed infine, a seguito della cottura nel forno atta a consolidare l’argilla, decorare l’oggetto. Fantasia e manualità sono gli ingredienti che caratterizzano la loro professione, con la quale continuano ad omaggiare una tradizione atavica e allo stesso tempo ad arricchire le moderne case con questi oggetti tanto utili quanto caratteristici.