Tito Schipa. Da Lecce alla conquista del mondo

Maggio Salentino - Percorsi tra Arte e Storia - Poesia e Musica - Mare e Natura

In piazza Sant’Oronzo a Lecce, ogni giorno alle 12, le campane fanno riecheggiare, tra i vicoli avvolti nella magia della pietra leccese, la voce di Tito Schipa, grandissimo tenore del XX secolo.

Raffaele Attilo Amedeo Schipa, vero nome di un grande personaggio della storia dell’opera italiana, è nato negli ultimi giorni del 1888 a Lecce, nel quartiere popolare delle Scalze. Notato per le sue doti vocali dapprima dal maestro delle elementari Giovanni Albani, viene proiettato nel panorama artistico napoletano dal vescovo Gennaro Trama, che gli assicura un percorso di formazione in seminario, dove studierà anche da compositore.

Proprio a Napoli, Tito Schipa (Tito è il nome d’arte che deriva da “Titu”, “piccoletto” in salentino) muove i primi passi nel mondo della musica, raccogliendo timidi consensi presso il pubblico. La sua formazione prosegue a Milano e a Roma, sotto la guida di Emilio Piccoli e nella compagnia operistica di Giuseppe Borboni. Nel 1914 torna nella città partenopea per il primo grande trionfo con una Tosca leggendaria, grazie alla quale il suo nome si impone definitivamente alle cronache artistiche e mondane.

Da quell’evento del 1914 la carriera di Tito Schipa è un’escalation continua di successi in tutto il mondo, la sua voce diventa una perla rara e inimitabile che lo porta ad essere insignito del titolo di massimo interprete d’ogni tempo, specie nella categoria di “tenore leggero”. 

Tante le terre in cui ha seminato note e raccolto applausi, intessendo un fortissimo rapporto col pubblico che lo idolatra e lo sostiene: dalla Spagna (che lo ha visto esordire oltre i confini nazionali nel 1918 con la Manon), all’America del Sud (specie l’Argentina), dalla Francia agli Stati Uniti d’America. Approdato nel territorio statunitense nel 1919 con il Rigoletto, resta per ben 15 anni a Chicago in qualità di tenore stabile e diventa primo tenore al Metropolitan di New York. È il periodo di massimo successo: Schipa è il più pagato tra i suoi colleghi e diventa una vera e propria icona del suo tempo, grazie anche alla sua abilità poliglotta e alla sua indole curiosa e dinamica, che lo porta ad essere coinvolto in vicende mondane, sentimentali e sociali.

Non solo opera e teatro, il “Tenore di grazia” è riuscito ad eccellere anche nel repertorio leggero spagnolo e napoletano, avviando collaborazioni con José Padilla e Richard Barthelemy. Ha prestato il suo volto e la sua voce nelle prime pellicole del cinema sonoro, tra cui degne di nota sono il musical Vivere! (regia di G. Brignone nel 1937) e Tre uomini in frac (diretto da Mario Bonnard nel 1932) con Edoardo e Peppino De Filippo.

Nonostante l’onda del successo lo abbia sedotto e travolto, nonostante la sua carriera si sia intrecciata con le 2 grandi guerre (viene inizialmente accostato al fascismo e poi al comunismo sovietico), Tito Schipa ha saputo mantenere intatta la dote artistica che lo contraddistingueva, tanto da farlo ritornare alla ribalta dei più grandi palcoscenici del mondo nella seconda metà degli anni ’40. In particolar modo, dopo aver conquistato Budapest e il pubblico sovietico nel 1956, torna a New York ad insegnare canto in una scuola da lui fondata e diretta, attività che terminerà con la morte, avvenuta a 77 anni di età nel 1965.

La sua salma è sepolta oggi nel cimitero monumentale di Lecce, città a cui ha dedicato la bellissima canzone “Lecce mia”, una poesia d’amore, un regalo che insieme a tutta la sua arte, il Salento custodisce con il giusto orgoglio e affetto che si devono a un’anima artistica insuperabile e affascinante come quella di Tito Schipa.